kim theres people that are dying > // 2022 // installation // digital print on mosaic tiles // DUMPSTER LOVE YOURSELF – curated by Alessandra Ioalè + ADIACENZE // ADIACENZE // Bologna _images by Eleonora Cerri Pecorella _
L’intervento ha origine dall’osservazione di pratiche comunicative contemporanee, con l’intento di offrire nuove visioni e punti di vista tramite processi di sintetizzazione digitale della realtà. La metodologia del lavoro e lo studio dei protagonisti della messa in scena della contemporaneità (icone, influencer, etc), portano l’artista ad identificare nuove forme mitologiche e mitiche della realtà, dove l’immaginario fittizio costruito attraverso i media assume un ruolo di guida all’interno della società. I nuovi protagonisti affermano ogni giorno, attraverso la presenza digitale e la documentazione della
quotidianità, la loro dimensione mitica ed eroica. “kim theres people that are dying” è un ritrovamento archeologico contemporaneo, il mosaico raffigura una scena del 2011, estratta dal reality show “keeping up with the kardashian”, in particolare il momento in cui Kim Kardashian perde un orecchino di diamanti da 75 mila dollari nelle acque di Bora Bora. La scena, è diventata negli anni un meme sarcastico per esprimere frivolezza, e l’utilizzo dell’immagine (nata in unm contesto di intrattenimento mainstream, distribuito su scala mondiale da E! entertainment) si è esteso all’intrattenimento digitale
(youtube, tiktok, instagram…). La clip non è altro che una narrazione pateticamente drammatica, frutto della decontestualizzazione del reality show come struttura e dal feticcio del pubblico per una ricchezza incontrollata (se non irrispettosa per certi versi) generando quindi contenuti potenzialmente veri, che comunque sembrano eccessivi per essere verosimili. Parte del processo prevede l’ideazione di metodologie di sintetizzazione della realtà, da azioni semplici ed iconiche legate alla comune esperienza del digitale come drag and drop, merge, crop; ad azioni complesse come estrusioni e
riempimento contenuto. Nell’ installazione proposta lo screenshot dal video segue una ricerca estetica sulla composizione, richiamando i mosaici decorativi romani o greci. Come una sirena Kim si sporge verso lo spettaore piangendo, aderendo alla superficie delle mattonelle in resina. L’opera è un pretesto, per raccontarecrudamente la realtà, da una parte convertendo in un’unica forma il rapporto, quasi inscindibile, che intercorre tra superficie, volume e contenuto; dall’altra legittimandolo come spazio potenzialmente infinito di contestualizzazione del reale.
The intervention originates from the observation of contemporary communication practices, with the aim of offering new visions and perspectives through processes of digital synthesis of reality. The methodology of the work and the study of the protagonists of the staging of contemporary life (icons, influencers, etc.) lead the artist to identify new mythological and mythical forms of reality, where the fictitious imagery constructed through the media assumes a guiding role within society. The new protagonists assert, every day, through their digital presence and the documentation of everyday life,
their mythic and heroic dimensions. “Kim there’s people that are dying” is a contemporary archaeological discovery; the mosaic depicts a scene from 2011, extracted from the reality show Keeping Up with the Kardashians, specifically the moment when Kim Kardashian loses a $75,000 diamond earring in the waters of Bora Bora. Over the years, this scene has become a sarcastic meme expressing frivolity, and the use of the image (which originated in a mainstream entertainment context, globally distributed by E! Entertainment) has extended into digital entertainment (YouTube, TikTok, Instagram, etc.). The clip is nothing but a pathetically dramatic narrative, the result of the decontextualization of the reality show as a structure, and the public’s fetishization of uncontrolled wealth (which at times seems disrespectful), thus generating content that is potentially true but seems excessive to be believable. Part of the process involves the design of methodologies for synthesizing reality, from simple and iconic actions linked to the common experience of digital media like drag-and-drop, merge, crop, to more complex actions such as extrusion and content filling. In the proposed
installation, the screenshot from the video follows an aesthetic research on composition, recalling Roman or Greek decorative mosaics. Like a siren, Kim leans towards the viewer, crying, adhering to the surface of resin tiles. The work is a pretext for crudely narrating reality, on one hand converting into a single form the almost inseparable relationship between surface, volume, and content; on the other hand, legitimizing it as a potentially infinite space for the contextualization of the real.







